La Drammascultura
Dove nasce il termine?
La metafora si radica nel lavoro fisico dello scultore:
- La Sbozzatura – la prima fase, in cui si eliminano le porzioni più ingombranti e superflue della materia, usando mazzuoli, subbie, asce o seghe. È un’azione drastica, quasi brutale, che avvicina alla forma senza ancora rivelarla.
- La Rifinitura – la fase lenta e attenta, in cui scalpelli, lime, raspe e sgorbie danno lucidità ai volumi, facendo emergere dettagli che non erano visibili, ma erano già contenuti nella massa.
Allo stesso modo, la Drammascultura procede come nel processo creativo: si elimina ciò che è superfluo, decorativo, insignificante o fuorviante; rimuove il dettaglio linguistico inutile; sottrae la rappresentazione per far affiorare una densità drammatica che non si racconta, ma resta.
Il nome vuole evocare non solo un incontro tra arti, ma una tecnica di verità: il dramma non è costruito per aggiunta, ma rivelato attraverso scelte precise, tagli, fenditure, sospensioni. Ogni residuo è una ferita che non si chiude; ogni vuoto è un segno; ogni silenzio è una superficie lasciata apposta “non finita”, come lo scultore che si ferma un attimo prima della levigatura finale per non perdere la forza del materiale.Per questo la Drammascultura è “scultura” anche quando non utilizza la materia grezza: lavora come la scultura, con la scultura, e dentro la logica scultorea della sottrazione che fa emergere una forma non illustrata ma trattenuta.
La Drammascultura è dunque una disciplina sperimentale che nasce dall’incontro tra drammaturgia, scultura, teatro, ideata come risposta alla crisi delle forme narrative tradizionali e alla progressiva smaterializzazione del linguaggio contemporaneo.
Non si tratta di una semplice contaminazione tra arti, ma di una pratica autonoma che assume il conflitto tra parola e materia come proprio principio fondativo.
Al centro della Drammascultura vi è l’idea che il racconto non si sviluppi soltanto nel tempo, come avviene nel teatro o nella letteratura, ma possa sedimentarsi nello spazio, incarnarsi in un oggetto, in una forma, in un corpo materico che trattiene il dramma invece di rappresentarlo. La scultura non è scenografia, né supporto visivo: è dramma solidificato, memoria fisica di un evento (che si tratti di tensione oppure di una ferita).
Origine e poetica
La Drammascultura affonda le sue radici nell’esperienza teatrale della Compagnia degli Stracci, dove la ricerca sul corpo, sull’oggetto e sulla parola ha progressivamente spinto il lavoro oltre i confini della rappresentazione scenica. Da lì nasce l’esigenza di sottrarre il dramma alla performance, di renderlo durevole, esposto. Imperituro perché rappresentativo per tutti e per sempre.
La poetica della Drammascultura è profondamente legata a una visione della comunicazione come atto culturale e politico: non strumento di semplificazione, ma luogo di complessità. In un’epoca dominata dalla velocità, dall’iper-narrazione e dall’obbligo di chiarezza, la Drammascultura rivendica il valore della responsabilità.Se vuoi saperne di più, scarica il testo allegato.
