Giochiamo alla guerra?
Dai, sì. Mi è capitato, in passato, di dover organizzare laboratori di simulazione linguistica per pubblici diversi, talvolta impossibili, come i medici o le comunità religiose. Ricordo di aver dovuto far ricorso a espedienti di varia natura, tra giochi di società, stuzzicherie e piccole astuzie vivaci. Tra i percorsi più iniziatici, o forse più prossimi a una forma di dressage spinto, quello più accattivante è stato dedicato alla decostruzione dei meccanismi linguistici della polarizzazione. Attraverso simulazioni, role play, analisi di testi e pratiche di riscrittura, il laboratorio aiutava i partecipanti a riconoscere come il linguaggio costruisse il nemico, aumentasse il conflitto e decontestualizzasse i fatti. Sostenere il dissenso senza banalizzare la realtà, restituendo alla parola pubblica densità e responsabilità, era la posta in gioco. Nervo scoperto o ansia da prestazione, i miei allievi hanno sempre dimostrato, sul tema, un interesse particolare. E io per loro. Torno dunque...