Chiedere scusa è un mondo nuovo
Un manifesto con molte scuse. Chiedo scusa. Perdonami. Ti chiedo perdono. Me ne dispiace. Mi scuso. Vi porgo le mie scuse. Sono desolato. Me ne rammarico. Porgo le mie più sentite scuse. Desidero esprimere le mie scuse. Mi scuso per l’accaduto. La prego di accettare le mie scuse. Chiedo venia. Oppure evito, aggiro, sostituisco con una perifrasi tiepida, con un gesto laterale, con una mezza frase che sembra voler riparare senza pagare però il prezzo della chiarezza. Credo – spero – di parlare di educazione, di sensibilità, di stile personale; e invece stiamo trattando qualcosa di molto più strutturale, perché chiedere scusa, se lo prendiamo sul serio, è un atto di civiltà nel senso più concreto e meno ornamentale del termine: è un’operazione che riconosce l’altro come soggetto pieno, che ricompone il legame spezzato e che riorganizza il tempo, sottraendo l’errore alla sua versione più crudele, quella che lo rende irreversibile anche quando potrebbe essere lavorato. Il punto, quindi, no...