L’apocalisse tascabile
Arriva la fine del mondo. Come ieri e come domani. Prima era tornata Anna , inopinatamente. Poi avevo riletto La strada e, quasi senza decidere, ero passato a Stazione undici . Si è trattato di un’estate complicata, torrida, folle, attraversata da narrazioni postapocalittiche nelle quali ognuno, anche il simpatico bagnino dell’isola d’Elba, ci aveva messo del suo. Un periodo elegiaco, disilluso e profondamente introspettivo. Frasi brevi, dialoghi essenziali, stile spoglio, quasi desertificato. «Scusi, dico a lei. È suo quell’ombrellone che sta volando via?» «Maledizione, che tempo di merda.» Più che in altri tempi, forse, non esistevano più le mezze stagioni. E neppure le mezze misure. C’è stato di meglio, o di peggio, dipende: un tono cupo che ha narrato del crollo delle istituzioni sociali e morali e dell’abbandono a una vita di brutalità. Cormac McCarthy, Emily St. John Mandel o Niccolò Ammaniti ? O il mio bagnino dell’Elba? «Facciamo tutti schifo. Meritiamo l’estinzione.» Ni...