Ci appassiona il grinch
Diciamo il peggio, temiamo il meglio
Meglio noto come ‘Sgruntolo’, creazione del Dr. Seuss, è diventato quasi uno status symbol, perché oggi è figo l’irascibile, il misantropo, l’incarognito, il collerico, il suscettibile, talvolta lo sfigurato.
È di tendenza avere queste caratteristiche.
Il sempre incazzato paga. Che si tratti di Rocco Schiavone o di Petra, fa lo stesso.
Non bastavano il commissario Domenico Arganti, detto Lucertolo, il commissario Bordelli, Antonio Sarti, il commissario De Luca, l’ispettore Coliandro o l’ispettore Grazia Negro (e chissà quanti altri ancora). Occorreva una spinta in più verso il poliziotto duro che più duro non si può, l’“un-bloody-breakable”.
Nella mia agiata preadolescenza, alla fine degli anni ’70 e agli inizi degli anni ’80, ero abituato a ‘Uno sceriffo a New York’, ‘Kojak’, ‘Baretta’, e mi parevano anche piuttosto sfrontati (beata inconsapevolezza).
Dennis Weaver, Robert Blake o Telly Savalas, con il loro anticonformismo, l’insofferenza alle regole, il puntuale cinismo delle periferie delle grandi città americane, non erano nulla al confronto.
Oggi è l’hard-boiled dopato ad avere la meglio. Si vede dal linguaggio gergale, dalla dissolutezza, dalla voglia di superare i confini tra bene e male, dall’area grigia di una morale claudicante, dalla voglia di risentimento e di menar le mani.
Aggiungete la solitudine prevalente, le relazioni complicate, e il quotidiano è ricostruito alla perfezione. E così sono anche i nostri superpoliziotti in TV. Nient’affatto diversi da noi.
Ho provato a indagare il tema, ma senza capirci granché. Da John Daly, che nel 1922 pubblicò il libro The False Burton Combs, l’hard-boiled ha attraversato stagioni differenti, con caratteristiche mutanti.
Oggi, a prevalere è proprio la ruvidezza che sfiora il politically incorrect, soprattutto consumata sullo sfondo urbano; ma Dashiell Hammett e Raymond Chandler sono stati abbondantemente superati in grinching.
Non mi lamento, anzi.
Adoro Marco Giallini e Paola Cortellesi, e io stesso avverto una fastidiosa temerarietà, soprattutto nelle cose di tutti i giorni, dove l’attitudine noir potrebbe prevaricare…
Però una riflessione sulla necessità di “grammaticalizzare il grido”, per usare un’espressione di Lacan, dovremmo pur farla, prima o poi.
Anche il peggio andrà ripensato, o comunque riformulato, nelle sue componenti narrative, se è vero che a tenere banco sono gli infanticidi, le curiosità voyeuristiche da cronaca nerissima, i dettagli organolettici del peggio — mi sento.
Come li raccontiamo e perché? A quali bisogni rispondono?
Per non parlare di ‘Pimple Popper’, la dottoressa schiaccia-brufoli, o di ‘Bad Hair Day – Problemi di peli’, o ancora, e meglio, di ‘Body Bizarre’, ‘Chirurgia XXL da incubo’, ‘Alla ricerca di un pene nuovo’.
All’appello mancano la licantropia, il vampirismo e il cannibalismo.
È il periodo, bellezza. Gli spettri che popolano le nostre menti parlano di segreti inconfessabili, di menomazioni fisiche, di mutilazioni.
Il garbato, il prudente, il sobrio paiono modelli di sfrontata inadeguatezza, anzi di incompiutezza. Oggi si cerca altro.
Questa nuova modellizzazione dell’umano, con la progressiva invasione dei brutti (in senso lato, metafisico, s’intende), avvicina a un’antropoietica nuova, dove vengono modificati i corpi al fine di comunicare significati culturali (anche se spesso inconsapevolmente); e non parlo certo della liberazione o dell’emancipazione, obiettivi comuni e da perseguire fino in fondo.
Credo si tratti della creazione di una nuova cultura, con l’adozione di norme sociali, lo sviluppo di linguaggi e la ricostruzione o decostruzione di tradizioni o consuetudini.
Non c’è bisogno di scomodare Geertz, Jung o Lacan.
Oggi sono i ‘trickster’ ad avere la meglio: che si tratti di Jack Sparrow o di Joker, poco importa.
Potrebbe essere del tutto casuale, temo.
Ma potrebbe tornare utile comprendere perché cerchiamo il Grinch più di ogni altra cosa. Perché l’ombra, il binario, le immagini archetipiche, le ferite originarie sono così maledettamente seduttive.
PS: ogni cultura ha le proprie figure archetipiche. Eccone alcune*:
ʿIfrīt nella cultura araba e islamica
Lucifero nella religione cristiana
Ermes, Eris, Prometeo e talvolta Dioniso nella mitologia greca
Loki nella mitologia norrena
Puck nella mitologia celtica
Veles nella mitologia slava
Rudra nel vedismo
Kubera nell’induismo
Kitsune nella mitologia giapponese
Kutkh nella mitologia dei popoli dell’Estremo Oriente russo
Maui in Polinesia
Seth e Iside nella religione egizia
Anansi nella mitologia akan
Eshu nella mitologia yoruba
Legba nella religione fon e nel vudù
*Da Wikipedia
