Il Palio di Legnano
Esiste una particolare esperienza di comunità che perdura nel disfacimento generale.
In questo vissuto le comunità evolvono, collaborano, competono, fabbricano un collante identitario che è al tempo stesso memoria sociale e catalogo dello spirito.
Si riconoscono e si amano.
In centinaia, migliaia, radunati in otto contrade e manieri, con capitani, gran priori, castellane, maestri d’arme, realizzano i costumi, le armi e gli ornamenti della sfilata storica, i cimeli e gli stendardi.
Osservarli nel loro fremente brulicare festoso è un privilegio.
Li riconosci e li ami perché altrove è difficile trovarne di simili.
Conservano con cura un artigianato delle pratiche e consegnano ai figli dei figli vere e proprie metafore barocche e antiche dell’esistenza umana, quelle delle comunità.
Le sole che possono sopravvivere all’abilità e all’agilità digitale del momento.
Sono ambienti che valorizzano storie, che costruiscono l’antropodrammatica per cui valga la pena di aver vissuto.
La cosa incredibile?
Ciò che realizzano è memorabile, traducibile, riproducibile, in grado di superare la policrisi con una funzione simbolica che pensavamo di aver perduto.
Queste donne, questi uomini, veri disertori del disimpegno del momento, conservano i cromosomi necessari per diventare contemporanei agli eventi, testimoni efficaci, cittadini, precursori di futuro, antagonisti dell’egoismo.
Ma come si fa oggi a costruire comunità?
Si realizza un Palio. Questo Palio.
«Il Palio di Legnano è la rievocazione storica della Battaglia di Legnano che si celebra ogni anno al fine di valorizzare gli ideali di libertà e di autonomia dei Comuni. Il Palio di Legnano è il momento culminante dell’attività culturale e di aggregazione sociale delle Contrade cittadine.»
(Art. 1 del regolamento del Palio di Legnano)
«[…] La Sagra del Carroccio, ripristinata dalla Famiglia Legnanese, corrisponde alla naturale tendenza dei popolosi rioni legnanesi ad accostarsi, in gara d’affetto, alla maestà del Carroccio. Essa costituisce veramente un vincolo fraterno per il nostro popolo laborioso. […]»
(Umberto De Giovannini)
«I legnanesi vogliono bene alla loro storia e la onorano. Poche città in Italia, e forse in Europa, hanno manifestazioni così incisive della loro storia, che documenta come fin d’allora vi fosse un’unità politica e religiosa nei popoli decisi ad affrancarsi dallo straniero. Il culto del passato è fecondo di virtù civili e di buone speranze per l’avvenire. Dove le memorie sono determinate e determinanti bisogna tenerle vive.»
(Giovanni Battista Montini)
«Il ricordo di questo grande evento storico sia occasione per rinnovare non soltanto la memoria delle lotte per l’indipendenza dei liberi Comuni medievali, ma anche per riaffermare l’impegno civile e democratico delle nostre istituzioni repubblicane.»
(Giovanni Leone)
È dal 1954 che il Palio di Legnano è annoverato tra le manifestazioni storiche italiane. Festa tradizionale, si svolge annualmente a Legnano dal 1935 per commemorare l’omonima battaglia combattuta il 29 maggio 1176 nei dintorni della città, tra le truppe della Lega Lombarda e l’esercito imperiale di Federico Barbarossa.
Ma da molto tempo prima ancora, in quel di Legnano, esiste questa storia loro, nostra, vostra. Una storia di comunità, una comunità di storie.
Colpisce, tra tutto il resto (che è molto), il processo di realizzazione dei costumi, concepiti per essere accurati, filologicamente ineccepibili, basati su studi accademici di abiti e tessuti dell’epoca del 1000 d.C.
Nessun materiale sintetico.
Solo lana, lino e canapa, rigorosamente locali, con decori e ornamenti realizzati con tecniche antiche, come il “punto catenella”, “punto filza”, “filza ripassata”, “piatto”, “pieno”, “spezzato”.
Tanti giovani e meno giovani studiano tutto l’anno, si confrontano, creano modelli, prototipi, moodboard moderni, per riprodurre fedelmente tipologie di punti antichi, propri del X–XII sec., come il Punto Bayeux, l’Opus Anglicanum, l’Opus Teutonicum e l’Opus Cyprensis. Hanno ambiziosi punti di riferimento come l’Arazzo di Bayeux.
Oplologia, araldica, voglia di stare insieme, confrontarsi, dipanare intrichi storici e meno storici. Una manifattura dello spirito umano che non ha eguali. Che sa di lotte antiche, di irriducibile voglia di sopravvivere al tiranno del momento.
“Sempre già”.
