La parola agli sposi

Un rito che sale.

Mi è stato chiesto da amici molto cari un contributo scritto per il loro matrimonio, una sorta di saluto rituale per un simbolo particolare, il sale.

Su questo ho esercitato la mia indole sardanapalesca confezionando un vero e proprio rito con cerimoniere e coro. Lo ripropongo qui integralmente. 



Cerimoniere
Mancherà un ingrediente.
Che deficiente!
(nel senso che manca)

Q.B.
Quanto bastarda
età della delusione che assomiglia a sabbia
che corre tra le dita.

Una vita
in accomàndita.
Una rivendita per sciacquadita, una svendita, una televendita,
un troglodita.

Si è tornati alla tribù, gente!

Tutti
In questa ebollizione del reale
dove il mondo è dato come enigma,
impersuadibile, incorreggibile.
Agile come un dirigibile.

Cerimoniere
Et – cetera. Etciú.
Ma io non sono provveditore di angosce
e non sono nemmeno un ripostiglio metafisico.

Proviamo tutti insieme a formulare un pensiero tattile,
una sdentata riflessione.
Per questa cerimonia di passione.

Un sogno amniotico, una sintassi segreta, un pensiero antico.
Qualcosa – sì – che abbia senso più del semplice dissenso.

Tutti
Ci dobbiamo provare per forza.

Vogliamo anche noi essere protagonisti di questo momento. 
Non capita tutti i giorni di cercare le parole giuste.
Spesso, infatti, ci restano solo quelle anguste.
Tutt’altro che auguste.

Cerimoniere
Mentre insiste il coprifuoco della coscienza,
in questo suffragio di massa,
in questo pianeta moralmente inabitabile,
in questa vita pronta a farsi parafrasare,
regaliamoci un Enchiridion, Ἐγχειρίδιον,
un manuale.

Tutti
Un rituale puntuale, con discreta percentuale di visuale, causale, sensuale, virtuale. (cercate Pasquale).

Cerimoniere

Sì, un digest dalle pagine ingorgate!
Dove trovarsi e ritrovarsi.

Coro
Dove trovarsi è ritrovarsi.
innovarsi
allevarsi
attivarsi
coltivarsi
incentivarsi
motivarsi
osservarsi
preservarsi
ravvivarsi
riattivarsi
risollevarsi
salvarsi
sopraelevarsi
amplificarsi
appacificarsi
decodificarsi
dedicarsi
distaccarsi
edificarsi
glorificarsi
luccicarsi
mantecarsi
medicarsi
modificarsi
amarsi

Cerimoniere

Bello, vero?
La letteratura nasce per sopperire alla nostra impotenza di fondo.
È frutto di una limitazione che genera un’opportunità
poiché, da Sapiens Sapiens, cerchiamo l’aldilà.
Saper parlare non equivale a poter parlare.
Sparlare, straparlare, ciarlare.
Ci si prova, almeno.

Tutti
Dopo questa, vorremmo chiudere gli occhi e pensare.
O pensare senza chiudere gli occhi.
Ma sarà meglio chiuderli quel tanto che basta per abitare altrove, 
vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Per vedere se qualcosa in noi si muove.
Per Giove!

Cerimoniere
Ora, sì, chiudete gli occhi e pensate: qual è la mia autobiografia?
E quella di queste due anime che oggi diventano una?
Qual è la biografia che potremmo riconoscere?
Giusto per accrescere, mescere, avvincere, convincere.
Che domanda scema. Ne esiste più d’una!
È come guardare dal buco della serratura.
Ciò che vedi ora, tra un attimo è già diverso.
Eppure, converso.

Coro
Partiamo quindi dell’Autobiografia.
Che è meglio dell’
agiografia
amniografia
angiografia
arteriografia
bibliografia
cardiografia
craniografia
ecocardiografia
elettrocardiografia
elettromiografia
radiografia
semiografia
storiografia
aerofotografia
aerografia
aortografia
archeografia
astrofotografia
biogeografia
broncografia
calcografia
cartografia
cianografia
cinematografia
aerofagia

Cerimoniere
Che macchinosa astuzia, che perizia, che furbizia!
C’è di che giungere alla calvizia.
(si dovrebbe dire calvizie ma non avrebbe fatto rima…)

Prendetele così come sono, queste parole.
Un’agopuntura per l’anima.
Un fastidio utile, una gentile parentesi.
Una cura omeopatica all’assenza di gravità.

Ora guardate là.

Tutti
Per carità.
Dopo questa, vorremmo chiudere gli occhi e pensare.
O pensare senza chiudere gli occhi.
Ma sarà meglio chiuderli quel tanto che basta per abitare altrove, 
vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Per vedere se qualcosa in noi si muove.
Per Giove!

Cerimoniere
Ora che siamo naufragati nel mito potremmo spegnere le galassie, 
soffermarci per davvero.
Provare un etimo irriducibile, giocare tra noi e con le nostre parole.
Ma ecco il pensiero parassita: vorreste una buonuscita.

Tutti

Di che parli? Nessuna buonuscita.
Dopo questa, vorremmo chiudere gli occhi e pensare.
O pensare senza chiudere gli occhi.
Ma sarà meglio chiuderli quel tanto che basta per abitare altrove, 
vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Per vedere se qualcosa in noi si muove.
Per Giove!

Cerimoniere
Proviamo ora qualcosa di nuovo.
Il soggettivo del genitivo: tras-mettersi.
Spostatevi di posto, senza perdere il presupposto dell’avamposto
e ricordate che non è possibile alcun segnaposto.
A costo…

Tutti
…A costo di cosa? Vogliamo saperlo.
È un nostro diritto.
Esigiamo spiegazioni.

A costo di cosa? Vogliamo saperlo.
È un nostro diritto.
Esigiamo spiegazioni.

Vogliamo saperlo.

Cerimoniere

C’è una proliferazione esagerata,
una vitalità incoercibile,
una rivolta che scompiglia.
Ecco, un parapiglia!

Ascoltate, leggete, rileggete e leggete ancora.
Non v’è tregua per chi voglia comprendere la differenza
tra il traffico di influenze e quello di flatulenze.

C’è una rima che comprima, che esprima, che reprima, che collima,
che concima più di prima?

Un riferimento al momento.
Un passaggio-massaggio.

Una via di fuga sotto mentite spoglie.
Che doglie!

Un’impostura, un artefatto.
La parola che cerchiamo è già così gustosa
con Epsom, Glauber, Mohr, Saturno, Vichy (sì, ma chi sono?).

Coro
Proviamo con queste, altrimenti diventiamo dementi.
abissale
basale
causale
colossale
commensale
dorsale
frasale
marchesale
mensale
messale
metatarsale
multisale
oronasale
paradossale
prefissale
reversale
risale
sinusale
sopranasale
sponsale
succursale
suffissale
trasversale
traversale
universale
vasale

Tutti
Dopo queste, vorremmo chiudere gli occhi e pensare.
O pensare senza chiudere gli occhi.
Ma sarà meglio chiuderli quel tanto che basta per abitare altrove, 
vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Per vedere se qualcosa in noi si muove.
Per Giove!

Cerimoniere
Non ci siamo ancora.
È chiamato “la sostanza divina” da Omero
e conosciuto dai romani come “l’oro bianco”.

Da sempre ha avuto un ruolo fondamentale nella vita delle persone,
non solo nell’alimentazione,
ma anche nei rapporti economici e sociali tra culture e paesi.
Almeno così appresi.

Un gusto, una postura, una storia imponente.
Cercate un cristallo dalle poche pretese
che eserciti un’influenza sul sapore
e che vada ben oltre il semplice gusto (sono un bellimbusto!);
che abbia un impatto su ogni aspetto della nostra esperienza gustativa, 
dall’aumento della dolcezza al bilanciamento dell’amarezza
e persino all’influenza sulla consistenza dei nostri piatti preferiti.
Che riti!

Che influenzi l’ambiente, che contenga una struttura fisica ipnotica,
che ci faccia flirtare con la morte,
che ci aiuti in questa folle era della delusione,
senza più gusto e olfatto. Ma… capisco che ora, qui, ci voglia tatto.

Tutti
Un linguaggio perennemente in ritardo il tuo, da dinamitardo, 
che ricorda l’azzardo, senza più un baluardo.

Non vogliamo più chiudere gli occhi,
vogliamo vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Ora vediamo qualcosa che in noi finalmente si muove.

Cerimoniere
Ma no. Macché. Che fretta avete!
All’epoca dei Romani, usato come baratto,
divenne una fonte di guadagno imponente,
tanto che fu costruita una via per il suo trasporto dall’Adriatico a Roma,
la famosa Via Salaria.

Si dice – voi dite, essi dicono, talvolta – di esserne privi,
di non sapere né di lui né di pepe,
di volerne mettere sulla coda di qualcuno,
di non averne più in zucca.

Anche la moglie di Lot, durante la distruzione di Sodoma e Gomorra,
fu trasformata in statua per essersi voltata indietro.
Almeno noi, salviamoci il didietro.

Tutti
Ora ricordiamo.
Ci accordiamo o concordiamo ma non demordiamo.
Azzardiamo un pensiero particolare da ascoltarsi
senza auricolare.

Cerimoniere
Attendete! Mica finito.
Veniva anche utilizzato per disinfettare le ferite,
per separare metalli preziosi dalle impurità
e perfino come integratore per uomini e animali.
Poiché nel suo ambiente non vivono batteri,
viene ancora usato per conservare.
In molte culture è impiegato per allontanare il male e purificare gli spazi. 
Viene sparso sulle soglie delle case per impedire
che influenze negative vi entrino (speriamo che non si deconcentrino).

Tutti
Ora ricordiamo.
Ci accordiamo o concordiamo ma non demordiamo.
Azzardiamo un pensiero particolare da ascoltarsi
senza auricolare.

Da poco tempo non c’è più monopolio, chiunque può averlo, come l’olio.

Cerimoniere
Un simbolo di purezza e protezione,
un elemento centrale nelle pratiche religiose,
un gesto di ospitalità e condivisione,
un legame tra la vita e l’aldilà, un uso terapeutico e magico,
un addensante per la concia delle pelli,
un disinfettante per pulire i camini, un componente per saldare i tubi,
per rivestire la ceramica.
Un medicamento in caso di mal di denti, indigestione e indolenza mentale.
Come un puntale.
Dal peso di un quintale.
Complicato come un frattale.
Trovatella come Mirtale.
Si può calcolare dal liquido del pitale.
Ambigua come una vestale.
In quantità come in un arsenale.
A volte ricorda un baccanale.
Vabbè, tornerò al mio bilocale.

Tutti
Dove credi di andare? Non hai il nostro benestare.
Rimanere qui è un affare, un ammontare, un biancomangiare.
Smetti di caciare.

Cerimoniere
Vi manca rispetto e amicizia.
Un’alleanza duratura.
Un segno di prosperità e felicità.
Un ponte tra il mondo dei vivi e quello degli antenati.
Come il miele e l’idromele.

Vi manca lo strumento per siglare accordi,

per dirvi “eccomi, confermo. Sono qui per te”.
Vi manca l’elemento che confermi forza e potere
come foste sovrani e governatori.
Vi manca quel qualcosa che veniva versato sui palcoscenici
dei tradizionali teatri giapponesi.
Vi manca qualcosa che valga più dell’oro (come disse Cassiodoro).
Vi manca il terzo ingrediente, dopo lo zolfo e il mercurio
(come disse Paracelso).
Vi manca il tratto alchemico, la sfida delle sfide,
la trasmutazione possibile, il “Solve e Coagula”.
Vi manca l’unico minerale commestibile per l’uomo.
Vi manca la protezione contro gli spiriti maligni.
Vi manca l’elemento della terra, la franchezza e la semplicità del cristallo.
Vi mancano le parole per raccontare questo miracolo di oggi,
questo sapido incontro di anime, le loro.

E poi un suggerimento.
A partire dal primo giorno di luna piena, per 28 giorni di fila,
si può fare un bagno riempiendo la vasca di acqua.
Di che parlo? Sogno o son desto?

Tutti
Sei desto. Sei desto.
Ma non accettiamo offese.
Non occorre frequentare chiese o parlare burocratese.
Abbiamo delle frese per limare la tua lingua politichese.

Cerimoniere
E che pretese!
Ho solo parlato dell’elemento che dà sapore,
che purifica, che preserva dalla corruzione, che guarisce le ferite.

Lo conoscete?
Su, ditemi, lo conoscete? Rispondete!

Coro
Sapore di sale,
sapore di mare,
che hai sulla pelle,
che hai sulle labbra,
quando esci dall’acqua
e ti vieni a sdraiare
vicino a me.

Sapore di sale,
sapore di mare,
un gusto un po’ amaro
di cose perdute,
di cose lasciate
lontano da noi
dove il mondo è diverso,
diverso da qui.

Qui il tempo è dei giorni
che passano pigri
e lasciano in bocca
il gusto del sale.

Ti butti nell’acqua
e mi lasci a guardarti
e rimango da solo
nella sabbia e nel sole.

Poi torni vicino
e ti lasci cadere
così nella sabbia
e nelle mie braccia
e mentre ti bacio,
sapore di sale,
sapore di mare,
sapore di te.

Cerimoniere

Dissenso da ogni assenso, alla propria o altrui coscienza.
A mancare è ancora una volta il bene durevole della parola,
non della scienza.

Via le silhouettes, via i germi, via i prototipi.
Parlar materno, franco, con sacra incautela, quasi con cinismo ostinato,
con la coerenza sadica della sintassi.
Che ammassi. Che collassi. Che contrappassi.
Se continuo così sarà un’epistassi e occorreranno materassi.
Ma – si sa – questa è la prassi e non sarà certo una profilassi.

Cari Elisa e Gian Pietro, «Voi siete il sale della terra».

Tutti

Non vogliamo più chiudere gli occhi,
vogliamo vedere come in cosmonave, con prove e riprove.
Ora vediamo qualcosa che in noi finalmente si muove.
E anche in voi, Elisa e Gian Pietro.

Applausi agli sposi (che poi riposi)