La bua del Natale

 

A queste latitudini si parla persino di Christmas Fatigue.

Ad altre latitudini non c’è modo di rifletterci su, non essendoci il Natale.
Ovverossia, l’ambiente o la situazione di contingenza non permettono nemmeno di concentrarsi sulla fatica delle feste. Sgomentevole!

Un ospedale, una baraccopoli, un teatro di guerra sono ambienti dove non si riproduce alcun trigger emotivo irrimediabile, nessun confronto sociale, nessun lutto da shopping compulsivo.
Assurdo pensarci, vero? Però accade.

Rivendichiamo insieme la nostra Christmas Fatigue.
Soprattutto perché quel che non serve oggi è una Lourdes dei sentimenti.

Vi racconto una storia semiseria.
Quando ero (molto) bambino, il giorno prima o il giorno stesso di Natale, mi facevo sempre la bua.
Piccole cose: abrasioni, storte, maldipancia. Il tutto per una probabile quanto inconsapevole voglia di produrre il noto mugolio doloroso.

L’onomatopea infantile aveva la meglio ed era la causa efficiente per le lacrime.
Ma che miracolo queste ultime! Contengono ormoni dello stress e un oppioide che funziona da anestetico: attenuano il dolore svolgendo una funzione curativa.
Io, con la bua, ne producevo assai: con il loro sapore, il calore seguito poi dall’inevitabile freddo, il senso di umido.

Un lutto amplificato forse per le aspettative irrealistiche, chissà.

Non vivevo di certo all’Overlook Hotel e mio fratello Edoardo mi voleva proprio bene. Mi faceva sempre trovare i doni ai piedi del letto.
Era sufficiente allungarmi per cogliere gli ingombri dei pacchetti e il crepitio simpatico delle carte da regalo. Un mio occhio semiaperto e furtivo coglieva il bagliore dei nastri d’argento e d’oro che avvolgevano quel ben di Dio.

Insomma, tutto bene.
Eppure, il Natale, la bua, una costante esumazione di fantasmi…

Dicono che il disturbo affettivo stagionale sia molto molto vicino ai ritmi circadiani in inverno.
Dicono pure che si tratti di tristezza interiore, di semplice malinconia.
Dicono anche che a Betlemme di Giudea si nasca senza pretese.
Attese, contese, disattese, distese, fraintese, intese, protese, sottintese, chiese, difese, imprese, intraprese.

Può accadere.
Così come può accadere di voler suturare le ferite e di voler allontanare la bua, il mugolio di cui vi ho parlato prima.
Capita di voler uscire da una temporalità tragica, dall’accelerazionismo tipico di questa apocalypse culture tutta occidentale.

La bua del Natale potrà finalmente ridursi per lasciare il posto a una nuova soggettività, pure part-time ma autentica, solo a condizione di fare silenzio, ascoltare, osservare.
In prossimità di un altare o di un focolare.

Una nuova soggettività protesa a chiedere a gran voce: “Liberaci dal male”.
Amen, così sia.

E state su di morale.